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Avviso di accertamento 4 modi per difendersi


È la preoccupazione di qualsiasi imprenditore il controllo fiscale da parte dell’Agenzia delle Entrate. Nonostante tu abbia già pagato tutto quello che il tuo Commercialista ti ha detto, non sai mai quello che ti possa aspettare: anche un minimo errore di calcolo ti farà rischiare un accertamento fiscale dopo una verifica.

Quali strumenti hai a disposizione per evitare che l’Amministrazione finanziaria avvii l’azione esecutiva? Oggi scoprirai quale modo devi utilizzare per difendersi da un accertamento fiscale e tutelare il proprio patrimonio.

Accertamento fiscale: cos’è?

L’accertamento fiscale è un’operazione effettuata dall’Agenzia delle Entrate quando, dopo aver notato delle irregolarità nella posizione contributiva – che sia persona fisica o impresa – invia una notifica.

Un atto che includa le contestazioni fatte sulla base della propria posizione fiscale e dell’irregolarità riscontrata. In altre parole, ti viene comunicato dall’Amministrazione finanziaria le norme che si presume tu abbia violato.

L’atto, nel caso di irregolarità, ti potrebbe essere inviato tramite notifica, consegnata direttamente dai messi comunali o mediante comunicazione dell’ufficiale giudiziario. Ricevuto l’atto non devi fare altro che verificare quali contestazioni siano giuste o illegittime e capire come devi difenderti.

Primo modo: difesa in autotutela

Il modo più economico per difenderti dall’accertamento fiscale è la difesa inautotutela. Con questo mezzo riesci a far valere le tue posizioni senza sperperare denaro e ricorrere ad odiose pratiche legali.

In pratica, con l’autotutela chiedi all’Amministrazione finanziaria l’annullamento dell’atto perché illegittimo. Nell’atto devi indicare i motivi che ti inducono a dire che l’atto è illegittimo. Ad esempio: errore di persona, nei calcoli, maturata prescrizione o avvenuti pagamenti.

Tutto così semplice? No, perché anche se è una pratica economica, c’è il rovescio della medaglia. L’Amministrazione finanziaria, infatti, ha facoltà di rispondere ma non è obbligata, indipendentemente dal fatto che tu abbia o meno ragione.

Insomma, per stare tranquillo devi sempre pensare ad una soluzione giudiziale per evitare che le tue ragioni rimangano campate in aria.

Secondo modo: accertamento con adesione

L’accertamento con adesione è una sorta di patteggiamento con il quale cerchi di raggiungere un compromesso con l’Amministrazione finanziaria. Il vantaggio di questo metodo è che ti permette di ottenere uno sconto per il riconoscimento del debito.

Insomma, si tratta di un accordo finalizzato ad ottenere una riduzione delle sanzioni di un terzo del minimo previsto dalla legge. Evitarai, inoltre, anche eventuali sanzioni penali previste qualora il debito supera una certa soglia.

Il tutto si conclude con il pagamento della somma concordata entro 20 dall’adesione. Pagando, regolarizzerai la tua posizione con l’ente creditore.

Terzo modo: mediazione obbligatoria

Visto il grande carico di atti da inviare, per facilitare il compito delle commissioni tributarie, il legislatore ha istituito la mediazione obbligatoria per ridurre il ridurre il contenzioso tributario.

La mediazione obbligatoria la puoi presentare anche assieme al ricorso giudiziale. Questo perché, nel caso in cui non giungi ad una soluzione, potrai procedere il classico procedimento giudiziale.

Il vantaggio della mediazione è che puoi beneficiare della riduzione del 35% delle sanzioni previste dalla legge. Lo svantaggio è che puoi far ricorso alla mediazione solo per atti cui importo non supera la cifra di 50.000 euro. Se supera questo importo, anche se presenti l’istanza, non è considerata valida.

Quarto metodo: il ricorso giudiziale

Purtroppo, quando queste soluzioni non bastano sei costretto a procedere al ricorso giudiziale impugnando l’accertamento fiscale presso la competente commissione tributaria provinciale.

Questa azione devi intraprenderla entro 60 giorni dalla notifica dell’atto e presentare ricorso all’ente accertatore. Successivamente devi depositare l’atto presso presso la cancelleria della commissione provinciale – che oggi si può fare telematicamente.

Depositato il ricorso, devi attendere che venga fissata l’udienza. Quest’ultima può essere fissata subito oppure no. Subito se hai fatto istanza per la sospensione al fine di limitare i danni. Viene impiegato più tempo, invece, quando il lavoro della commissione è cospicuo. Stabilita

la data dell’udienza puoi iniziare a prepare le azioni difensive per replicare a quanto ti viene imputato (sperando che tutto vada bene).


fonte: www.soluzionetasse.com